Leonardo Salvini fotografia

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INTERVISTA AL FOTOGRAFO LEONARDO SALVINI - FOTOGRAFARE MARZO 2016

Nella rubrica Backstage Professionale del numero di Marzo 2016 della rivista Fotografare, trovate l'intervista al fotografo di Firenze Leonardo Salvini. Gli argomenti trattati vanno dagli esordi della carriera del fotografo alla realizzazione di servizi fotografici per grandi marchi della moda italiana.

 

 

 

COME TI SEI AVVICINATO ALLA FOTOGRAFIA?

Amo moltissimo viaggiare e moltissimo la montagna. Come ogni buon viaggiatore che si rispetti subisco il fascino di alcuni effetti personali come il coltello da tasca, il passaporto pieno di timbri, lo zaino etc. La macchina fotografica è entrata a far parte del mio bagaglio in occasione di un viaggio in Turchia dopo la maturità, e non mi ha più lasciato. L’idea di possederla mi è subito piaciuta, come maneggiarla e mostrarla ad altri. Una reflex al collo mi faceva sentire come uno che fa sul serio. Vedere le immagini realizzate in quel viaggio mi ha fatto capire che la fotografia poteva raccontare tanto più delle parole.

 

QUAL’E’ STATO IL TUO PRIMO APPARECCHIO FOTOGRAFICO?

Una Pentax P30 con 50mm è stata quella che mi ha dato i primi buoni risultati, che mi ha fatto amare la fotografia e che mi ha fatto in seguito odiare il 50mm. Era l’unico obiettivo che avevo, poco scenografico e molto standard. All’epoca cercavo contrasti forti, colori accesi e altri elementi che potessero camuffare la scarsa sostanza delle foto di allora. Dopo più di 15 anni, uso prevalentemente il 50mm.

 

IN CHE MODO HAI APPRESO LA TECNICA? HAI INIZIATO IN ANALOGICO?

La mia fotografia è tecnica + estetica. La tecnica si impara sui libri, ai corsi, su internet e va usata finchè ogni piccola cosa diventerà automatica e la mente sarà libera per pensare al contenuto di ciò che stiamo realizzando. L'estetica si impara guardando libri, riviste, foto di altri fotografi e soprattutto guardando con occhio critico i propri lavori. Io sono autodidatta ed è così che ho imparato a fotografare.

 

 

 

 

COME HAI SCELTO IL GENERE DI FOTOGRAFIA CHE PRATICHI ABITUALMENTE?

Per passione facevo reportage di viaggio, paesaggi e montagne. Se c’era qualcuno in scena aspettavo che se ne andasse, poi per esigenze professionali mi sono avvicinato alla fotografia di moda che mi ha fatto capire che per emozionare serve l’interazione con un’altra persona. Sguardi, sorrisi, situazioni sono ciò che è bello raccontare e ciò che ti aiuta a rendere più viva la fotografia commerciale.

 

RACCONTACI LA TUA EVOLUZIONE PROFESSIONALE

Ho iniziato a collaborare con uno studio fotografico nel periodo di passaggio dall’analogico al digitale, ammisi che non sapevo fare niente ma cha avevo tanta voglia di imparare, iniziai a studiare a fondo i software di fotoritocco e grazie a questo sono entrato nel giro, passando poi dal computer alla fotogamera. La fotografia commerciale è un mondo diverso da quello della fotografia amatoriale, devi imparare a creare ciò che il cliente vuole, a capire i suoi gusti e a mediare con quello che serve per vendere. Per imparare queste cose la caratteristica fondamentale è l’umiltà. Guardare, domandare, non vergognarsi a chiedere come fare qualcosa. Attualmente mi occupo di fotografia solamente a livello commerciale collaborando con alcune fra le più grandi aziende di moda italiane e estere.

 

QUAL’E’ IL TUO RAPPORTO CON LE MODELLE?

La parola d’ordine è il rispetto. Come dicevo prima, è l’interazione fra esseri umani che accende l’interesse in un’immagine. Se la modella intuisce mancanza di rispetto si chiuderà come un riccio, a discapito dell’espressività. Se invece capisce che la si vuol soltanto raccontare, probabilmente riusciremo ad avere la spontaneità desiderata. In tal senso aiuto molto la presenza di una truccatrice o parrucchiera. Tra di loro si instaurerà un senso di sicurezza a tutto vantaggio del risultato. Una regola fondamentale: mai toccare la modella, il contatto fisico la farà irrigidire.

 

QUAL’E’ IL TUO RAPPORTO CON L’ATTREZZATURA?

Il rapporto con l’attrezzatura è alla base del mio lavoro. Lavoro quasi esclusivamente con ottiche fisse. Gli obiettivi sono strumenti di precisione, ognuno è stato progettato per uno scopo ben preciso e ha delle caratteristiche ben definite e se impari a conoscerle ti aiuteranno a raggiungere il risultato che cerchi. Per ogni immagine decido per l’ottica migliore, un po’ come fa un pittore con i pennelli, un falegname con le sgorbie etc. Inoltre l’utilizzo di focali fisse aiuta a rendere le immagini di un progetto più coerenti fra loro… e non è poco. Cerco di ottenere immagini molto naturali, per questo preferisco utilizzare la luce ambiente e gli obiettivi molto luminosi sono un aiuto veramente prezioso.

 

QUAL’E’ IL TUO ULTIMO PROGETTO?

Non considerando le operazioni commerciali, il progetto più importante è “La Camicia Bianca Secondo Me, Gianfranco Ferré”, nato dalla collaborazione con il Museo del Tessuto di Prato e La Fondazione Gianfranco Ferré. La mostra, dopo essere stata esposta a Prato e a Milano, si trova attualmente presso il Phoenix Art Museum in Arizona.

http://mostra.fondazionegianfrancoferre.com/

http://www.phxart.org/exhibition/ferrewhiteshirt

 

PENSI CHE CI SIA UN AVVENIRE PER QUESTA PROFESSIONE?

Certamente. Un’immagine può raccontare più di tante parole e soprattutto molto più velocemente. La fotografia segue il mondo che cambia continuamente, per riuscire è fondamentale essere al passo coi tempi.